Benestare il Paese di Gesso

Il nome del comune deriverebbe dall’ottima posizione geografica di cui gode.

Secondo alcune fonti storiche in origine fu Buonostare, nome datogli da contadini e pastori che abitavano nella zona dove oggi sorge il paese. Molti ritengono che il nome derivi invece dal latino “bostar-are” ovvero stalla per buoi. In epoca feudale, Benestare fu un casale appartenente a Motta Bubalini (odierna Bovalino Superiore).

Compreso nella Baronia di Bianco, appartenne ai Carafa di Roccella, e, quale Casale di Bovalino ne seguì le vicende, passando dal dominio dei Caracciolo di Morano a quello dei Pescara Diano, sotto i quali giunse all’eversione della feudalità (1806).

La “chiesa matrice”. Sorge sulla omonima piazzetta Matrice, nella zona più vecchia del paese. È incerta l’epoca della fondazione della chiesa madre, dedicata a Santa Maria della Misericordia, e comunemente chiamata chiesa del Rosario, che anticamente era economale. Fu elevata a parrocchia nel 1609, dal vescovo Orazio Mattei, che le aveva assegnata quale congrua, il beneficio di S. Michele Arcangelo e le rendite dell’antica Confraternita del Rosario. Si tratta di una chiesa molto bella, in stile classicheggiante; ben decorata in ogni suo angolo compresa la cupola sopra l’altare maggiore di ottima fattura.

Fra gli altari vi era quello dedicato alla Vergine Addolorata, con il beneficio omonimo, eretto dalla Duchessa di Benestare, D. Lucrezia Reggio Branciforte. Nel 1817, l’Arciprete De Romeis ha aggiunto alla chiesa altre due navate e l’ha completamente restaurata.

Conserva ancora oggi un altare di marmi pregiati. Di opere d’arte vi sono cinque tele, di alquanto valore, le quali anche se non sono firmate, appaiono di ottima fattura e di chiara scuola napoletana.

Nella navata centrale vi è l’altare maggiore. In fondo alla navata di destra, la più frequentata dai fedeli, preservata dentro una nicchia incorporata egregiamente in un complesso a cupola di gesso – come tutto il resto della chiesa navate si erge maestosa, su di un pregevole altare, l’effigie più amata dai benestaresi: la Madonna del Rosario.

La Chiesa di San Giuseppe recentemente restaurata, risalente al XVI sec. Situata nel rione detto Croce, sorge in un angolo della piazzetta dell’Arciprevitua ed è considerato l’edificio più antico di Benestare, giunto fino ai giorni nostri.

Il centro storico è detto Timpa. Le caratteristiche abitazioni che prevedevano l’esclusivo utilizzo del gesso (minerale abbondantemente presente nel territorio comunale) quale materiale da costruzione, rendono questo borgo unico in tutta l’area della Locride.

Anche la natura che circonda il paese suscita il suo fascino, di particolare interesse il colle di Verraro, ricco di querceti secolari. La vetta più alta, detta monte Canalo, raggiunge i 553 metri sul livello del mare.

I casolari ed i vari rioni erano tutti concentrati attorno all’area detta della Timpa, che è difatti la zona più vecchia di Benestare. Essa prese questo nome, perché sorgeva su di un dirupo. Al centro di questa zona, sorse la più antica piazza del paese, l’Ariaporu, luogo d’incontro di numerose generazioni. In questa piazza, si radunavano a sera, i contadini ed i pastori, che stanchi del duro lavoro si riunivano attorno ad un grande falò per raccontarsi le loro vicende. La peculiarità più importante, anzi unica, che contraddistingue questo paese dagli altri centri del comprensorio Locrideo, è il suo borgo antico.

Tutti gli edifici di quest’ultimo infatti, sono costruiti in gesso. Si tratta di un borgo incantevole, tinto di bianco, un bianco rilucente che nei periodi di luce intensa abbaglia ed affascina tanto i visitatori, quanto gli emigranti di ritorno al paese natio. Le case del centro storico erano tutte costruite e rifinite in gesso, materiale presente in maniera abbondante nel territorio. Con il gesso estratto dal territorio, Benestare ha costruito il suo centro abitato e si è guadagnato l’appellativo di “Paese di gesso”. Calde d’inverno e fresche d’estate (il bianco delle pareti evitava in grandi percentuali l’assorbimento della luce e quindi del calore solare), le case di gesso hanno rappresentato per secoli, un segno distintivo di questa comunità.

Ia Domenica di ottobre: Festa del SS. Rosario (a cura della Confraternita di Santa Maria del Rosario). La festa del Rosario si celebra in onore della Bata Vergine del Santo Rosario, la prima domenica di ottobre, ed è preceduta da una novena di preghiera e riflessione. Il sabato precedente la prima domenica di ottobre, si svolge il tradizionale rito dell’Incoronazione della Vergine del Rosario. La domenica l’effigie della Madonna viene portata in processione per le vie del paese, durante la quale, com’è tradizione, con una gara di spettacoli pirotecnici, si sfidano i migliori fuochisti di fama internazionale; riprende poi e si conclude la processione con la tradizionale “girata della Madonna”.

Accanto alle tradizionali manifestazioni religiose e civili e agli spettacoli pirotecnici, la festa del Rosario mette in mostra una tradizione gastronomica da non trascurare. Anticamente e ancora oggi, i pellegrini dopo il doveroso “saluto” al simulacro, fanno visita ai catojia, dove si possono degustare prodotti della cucina locale. Caratteristica particolare è la preparazione del cotto che consiste nella cottura in caldaia (rigorosamente in rame posta su un cerchio di brace), di tutte le parti del maiale, che poi vengono consumate con contorni di olive schiacciate, olio e vino novello. I festeggiamenti che si svolgono in questo centro, da sempre la prima domenica di ottobre, “chiudono” il ciclo dei grandi appuntamenti annuali di manifestazioni di fede e di pietà popolare della Locride.

Itinerary

Day 1
Viaggio tra Saperi & Sapori

Fare una passeggiata tra le viuzze del paese non è difficile fare una chiacchierata con la “cummare” o “cumpare” del posto è scoprire il passato del paese attraverso i loro racconti. Il tour ti immerge nella vita quotidiana, si può visitare la cava di cui anticamente si ricavava il gesso, c’ è la possibilità di fare esperienze nel mondo della cucina tipica, aiutando il fornaio nel proprio lavoro preparando il pane casareccio oppure preparare il sapone fatto in casa. Si può visitare la via dei Catoja vecchie case in gesso nel centro storico benestarese. Un tempo, “ i bassi”: lo scantinato e il piano terra delle abitazioni venivano adibiti come dimora per gli animali o per custodire attrezzi di lavoro. Il Viaggio continua …

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