Sant’ Agata del Bianco il paese dell’ Arte

A 436 mt dalla costa dei Gelsomini incontriamo un paesino definito il “paese dell’ arte”, la fondazione di Sant’Agata del Bianco è legata a suggestive leggende medievali. Dalla storia della regina normanna Adelasia, residente a Palermo, che chiamò S. Alasia il casato prima che venisse denominato Sant’Agata fino ad arrivare al terremoto del 1349, quando “la gente più agiata e colta” si trasferì nel giardino di Campolaco (già luogo “di delizie”, un signore bizantino). Pare, inoltre, che in questo luogo già esistesse un Castello dei baroni Musco e Ambato (periodo normanno).

Nel 1847 si trovava a Sant’Agata il viaggiatore inglese Edward Lear, il quale fu ospitato dalla famiglia Franco.

Nel 1943 Sant’Agata viene considerata centro di cultura sociale avanzato, soprattutto grazie all’inclinazione umanistica di molte figure che vivevano in paese (basti pensare che la biblioteca della famiglia Mesiti conteneva tutte le grandi opere del ‘700, compresa l’Enciclopedia).

La  storia di Sant’Agata, dagli anni ’50 agli anni ’70, è mirabilmente narrata dallo scrittore santagatese Saverio Strati (vincitore del premio Campiello nel 1977).

“Testa? Croce? Testa, Sant’Agata! Giù, perciò! Ed eccoci penetrare in un nuovo scenario: sommità e linee al di là di altezze crestose e abbaglianti bianche fiumare, tratti di colline al mare scintillante e secchi bagliori”. Così, per una fatalità, Edward Lear (artista e scrittore inglese) racconta il suo arrivo a Sant’Agata del Bianco. Passerà la notte nel “grande palazzo poussinesco e antico del barone”. Era il 1847. Lear è solo uno dei tanti viaggiatori che, per caso, sono giunti in questo singolare paese di collina.

“Il segno che caratterizza l’uomo di Sant’Agata è l’arte. Penso un gene che emerge (e senza interruzioni) dal fondo greco de la nostra cultura. E da la confluenza di influssi successivi che vanno dal Rinascimento a l’Illuminismo e dal Romanticismo a le ipotesi di cultura sociale del nostro tempo” (Giuseppe Melina).

“A Sant’Agata la poesia è di casa, come il sole, le mosche e l’ulivo. Si tratta di una vena spontanea..” (Giuseppe Josca).

Di Sant’Agata del Bianco è anche Saverio Strati, il quale nel 1959, mentre Giuseppe Josca scriveva il suo articolo, pubblicava uno dei suoi romanzi più belli:  Tibi e Tascia.

Lo stesso Strati, già nel 1953, suggeriva alla rivista “Vie Nuove”  di occuparsi dei poeti contadini del suo paese, intendendo il valore culturale dei “poeti senza scuola” e considerando non più rinviabile “il problema di uno sviluppo della cultura popolare”.

Itinerario

Day 1
Viaggio tra Saperi & Sapori

Il viaggio continua nel piccolo borgo vistando la chiesa di Sant’ Agata, il Palazzo Baronile, la “pietra di Sant’ Agata dove la Santa è apparsa ad un pastore, si può visitare la via dei Palmenti scavati nella roccia utilizzati dai greco – romani,bizantini e armeni, per fare il vino, il Museo degli Artisti Santagatesi, il Museo delle cose Perdute, si prosegue per la via delle Porte Pinte e il Borgo dei Murales, il percorso prosegue con la Casa dello scrittore Saverio Strati, la Piazzetta di Tibi e Tiscia, la bottega del Maestro Liutaio e immergersi nella natura con la splendida e suggestiva Cascata dello Schiccio. Si continua con l’ Esperienza culinaria nella scoperta dell’ enogastronomia con i suoi insaccati realizzati con il suino nero di Calabria, con gli ortaggi e le verdure coltivate nel territorio, con il pane casareccio di cui ancora viene fatto in antichi forni, il vino di cui il territorio sin dai tempi dei greci viene coltivato. Non rimane che partire per scoprire tutte le bellezze e prelibatezze del territorio. Il Viaggio continua…

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